L’Italia, nonostante i ritmi rallentati, ha raggiunto un importante primato sul fronte del riciclo dei rifiuti e dell’economia circolare. Secondo il Rapporto stilato, lo scorso marzo, dalla Fondazione Symbola e da Comieco, l’Italia sarebbe il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (76,9%); una percentuale di gran lunga superiore a quella degli altri Paesi come la Francia con il 56%, la Germania con il 43% e, fanalino di coda, la Spagna con il 36% di raccolta differenziata.

Questo risultato impressionante si deve principalmente, oltre che all’introduzione di processi innovativi nel sistema delle imprese, ad alcuni modelli di governance come i Consorzi, che hanno dimostrato una grande capacità di generare filiere produttive di qualità. La buona performance del nostro Paese, rispetto alla media europea, si può spiegare anche alla luce dei dati Eurostat sulla gestione dei rifiuti, i quali rivelano che i Paesi del Nord Europa inceneriscono gran parte dei propri rifiuti nei termovalorizzatori per la produzione di energia. Inoltre, i Paesi dell’Est incrinano la media Ue di riciclo e recupero con i loro alti tassi di smaltimento in discarica, che raggiungono anche l’80%.

Puntando la lente d’ingrandimento sui Comuni italiani emergono però forti disparità. Infatti, secondo l’edizione del 2019 del Rapporto sui rifiuti urbani dell’ISPRA, i comuni più virtuosi si trovano prevalentemente al Nord. Tra questi spiccano, in Brianza,  i Comuni gestiti da Gelsia Ambiente che nel 2020 hanno raggiunto numeri da record arrivando all’80,6% medio di raccolta differenziata sull’intero bacino, con punte che arrivano all’87%.

Incrementare la percentuale di raccolta differenziata significa ridurre la quantità di rifiuto secco indifferenziato avviata al forno e aumentare la quantità di rifiuti avviata a riciclo, evitando un enorme dispendio di energie e risorse.

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