Il mondo degli imballaggi, ecco come districarsi per la raccolta

Negli ultimi anni il mercato degli imballaggi ha visto un’evoluzione molto rapida, tant’è che ci siamo abituati nel tempo a vedere sugli scaffali dei negozi contenitori dalle forme più strane e dalla consistenza mutevole. Questo perché stanno prendendo sempre più piede gli imballaggi in poliaccoppiato che, se da una parte garantiscono resistenza e protezione ai prodotti prolungandone la conservazione, dall’altra ci confondono creandoci dubbi su dove buttarli.

Iniziamo dicendo che i poliaccoppiati sono materiali costituiti da due o tre strati, generalmente carta, plastica e alluminio, pressati insieme con adesivi tali per cui non possono essere separati manualmente uno dall’altro. Ad esempio sono imballaggi poliaccoppiati i cartoni per bevande o alcune confezioni di biscotti.

Ma andiamo con ordine parlando prima dei mono-materiali. Se guardiamo l’involucro, possiamo individuare (a volte non è immediato) dei codici alfanumerici: sono i cosiddetti codici di riciclaggio che ci permettono di riconoscere in modo chiaro e immediato il tipo di materiale dell’oggetto riciclabile: quando leggiamo la sigla “PAP”, vuol dire che la confezione è fatta di carta, quando troviamo le sigle “PET”, “HDPE”, “PVC”, “LDPE”, “PP“ e “PS” allora è fatta in plastica (abbiamo già detto infatti che ci sono tanti tipi di plastica), “ALU”, “FE” e “ACC” stanno invece per alluminio, ferro e acciaio. Inoltre, a fianco di queste sigle, possiamo trovare anche un numero, che serve a fornire altre interessanti informazioni: ad esempio PAP 22 è la carta, PAP 21 è il cartone e in questi casi è facile individuare il corretto contenitore della raccolta differenziata.

Ma oltre a queste sigle, che indicano che l’imballaggio è costituito da un unico materiale, può capitare di trovarne altre come “PI”, “C/PAP”, “C/ALU”, “C/LDPE” o “CA”, che invece ci dicono che siamo di fronte ad un materiale poliaccoppiato. Ma a questo punto, come facciamo a capire dove buttarlo? In linea generale si utilizza la regola del materiale prevalente:

  • gli imballaggi in poliaccoppiato a prevalenza plastica (C/LDPE) sono conferibili nel sacco giallo,
  • gli imballaggi in poliaccoppiato a prevalenza alluminio (C/ALU) anche,
  • gli imballaggi in poliaccoppiato a prevalenza carta (C/PAP), ahimè, sono un pochino più complessi: infatti possono essere raccolti con la carta solo se hanno superato un test di riciclabilità in laboratorio. Questo vuol dire che il produttore deve far sì che nel poliaccoppiato C/PAP la proporzione tra i materiali contenuti sia gestibile dagli impianti che riciclano la carta. Un esempio comunissimo è il C/PAP 81, la famosa confezione dei biscotti che unisce carta all’esterno e plastica all’interno (polipropilene metallizzato): se la confezione di quella marca di biscotti ha passato il test, allora va nella carta, in caso contrario va nel secco indifferenziato.

Ma come possiamo capirlo? Anche in questo caso ci viene in aiuto la lettura dell’involucro esterno. Molti produttori infatti mettono in evidenza questa informazione con un’etichetta molto chiara. Generalmente troviamo delle icone a forma di confezione con delle scritte del tipo: l’incarto esterno è fatto di questo materiale e lo posso buttare qui, l’incarto interno invece è fatto di quest’altro materiale e lo possiamo buttare là. Nel caso della nostra confezione di biscotti C/PAP 81, possiamo trovare sia l’indicazione di buttarla nella carta che quella di buttarla nell’indifferenziato e questo, come abbiamo detto sopra, dipende dal fatto di aver passato o meno il test di riciclabilità.

E se non troviamo nessuna indicazione utile? A quel punto, senza farci troppe domande, purtroppo lo possiamo buttare solo nell’indifferenziato.

Tratteremo il discorso altrettanto complesso delle bioplastiche (come ad esempio le PLA) e della compostabilità dei materiali in un altro articolo e chiudiamo invece con una piccola nota su uno dei primi poliaccoppiati immessi sul mercato: il Tetra Pak, composto da carta, plastica e alluminio. In questo specifico caso, è il comune o l’ente gestore che decide in quale contenitore inserirlo (specificandolo molto chiaramente sul materiale informativo in diffusione) e questo dipende dall’impianto che riesce a valorizzare al meglio questo particolare poliaccoppiato: nel nostro territorio l’indicazione è di gettarlo nel sacco giallo, disposizione che rende la raccolta molto più semplice.

I SIMBOLI DELLA DIFFERENZIATA, POLIACCOPPIATI ED ETICHETTE